Nella piazzetta del paese c’era la fontana pubblica, dove le donne lavavano le erbe raccolte nei campi  che sarebbero diventate una ottima cena, e c’era  la cassetta postale.” Una bella finestra sempre aperta di giorno era  del calzolaio, che, quindi, oltre a lavorare, era al corrente di tutto quello che succedeva intorno”. Vicino alla fontanella, sotto il nome della piazzetta dedicata a Moscioni Negri – uno scrittore, un militare e partigiano: così il contrasto con la scritta che ha campeggiato per un periodo con la faccia del duce e visibile nella foto ricordo di un matrimonio  - c’era  il negozio della “preta”, una casetta a due piani: al piano terra c’era una osteria, gestita da Ortensio. Anche se completamente restaurata, è ancora visibile, e l’abbiamo fotografata, la grotta che serviva per mantenere al fresco il vino, le gassose con la pallina e il cocomero in estate. 

Di fronte alla piazzetta c’era un’altra osteria, più grande e aperta di giorno e di sera. L’osteria di Panzadurara “Uno stanzone lungo , diviso a metà secondo dell’uso dei proprietari e dei clienti. In fondo: bancone con vino, bicchieri, tavoli sedie e grotta. Vicino alla porta  a vetri altri tavoli, carte da gioco, a metà un bel camino col fuoco sempre acceso perché serviva non solo per scaldare e per scaldarsi, ma anche per cucinare per la numerosa famiglia. Spesso bolliva il pentolino con i fagioli”. 

Da lì passavano un gruppo di uomini “che erano spesso più ubriachi di mattina che di sera” : Bra-bra, Cagnin e Bagarin che abitavano verso la strada della miniera e dopo non aver rinunciato a una “foietta” tornavano sempre a casa cantando e ondeggiano lungo la stradina bianca di polvere o di fango

Nella curva al limitare della piazzetta c’era anche una famiglia infelice, quella della pettegola Rosa, donna bisbetica dalla voce irosa e tagliante,  del marito Garagà, chiamato così per il suo carattere da uomo sempliciotto e della “infelice”(come si diceva una volta) figlia che spesso sedeva sul muricciolo e che tutti guardavano e salutavano con compassione e rispetto; tutti  parteciparono con affetto al dolore dei genitori, quando  la persero prematuramente.

La piazza è stato il cuore del paese: “La piazzetta era un luogo pubblico molto ospitale e frequentato nelle feste principali: banda, qualche bancarella con articoli per la casa, pesca per i bambini e sempre Cartoceti, che vende i suoi ottimi lupini (due soldi al bicchiere)”. 

L’arrivo degli ambulanti era una festa: si vedevano cose sconosciute e rappresentava una novità. Era occasione di festa quando arrivava Trensin  dai Cioffle che veniva da Montecchio. Ad ogni persona che chiedesse il prezzo di un oggetto rispondeva sempre “ Dis sold” e se commentavano che era troppo caro la risposta era sempre “ Mett giò malèee!”. 

La piazzetta è stata il cuore pulsante del paese.